Parlare di arte o architettura moderna presuppone certamente un'indagine sui modi di sviluppo del linguaggio nei suoi aspetti contenutistici e formali, ma a priori presupporrebbe, per una visione completa del fenomeno, la definizione di ciò che si intende per modernità, ed in particolare per modernità dell'arte.
Le difficoltà in cui oggi si dibatte l'arte moderna, per le quali non è facile individuare una via d'uscita, sono in parte collegate alla difficoltà, se non impossibilità, di tracciare le concatenazioni logiche dei suoi sviluppi storici, delle mutazioni intervenute nel processo evolutivo che incessantemente cambia non solo l'arte, ma tutta la nostra vita, di cui è l'essenza stessa.
Per la prima volta nella storia dell'umanità, il concetto di modernità compare nel Rinascimento italiano, che recepisce il significato e la consapevolezza della "modernità", instaurando un modo nuovo di percepire la realtà e la storia che sarà la radice della cultura moderna occidentale: è la modernità intesa come modo di leggere il mondo, al di fuori di valutazioni temporali ed in esclusiva funzione delle istanze contemporanee, dello spirito dell'epoca, delle esigenze dell'individuo: è per questo che, ad esempio, nell'opera così emblematicamente rinascimentale di Michelangelo , un genio che travalica i confini spazio-temporali della sua epoca, possiamo leggere straordinarie anticipazioni barocche, espressioniste, informali (di particolare interesse il tema del non-finito) e trovare una modernità "rischiosa", dimensione temporale intrinseca all'opera, che è "forma capace di stare nel tempo".
Dice Bruno Zevi : La modernità non è un valore temporalizzabile, è uno stato, una tensione, una coscienza, che "fa della crisi un valore", cioè trasforma un momento di cambiamento in un momento di crescita e di rinnovamento.
Questo concetto di modernità, applicato all'arte, mette in crisi , nel '900 avanguardista, il precedente concetto che vuole la modernità come diretta conseguenza di un principio originario, instaurando il principio della discontinuità, della modernità come movimento centrifugo rispetto all'origine posta nella tradizione: non più un semplice divenire che discende consequenzialmente da un suo principio, ma uno schema dinamico senza orientamenti prestabiliti, senza riferimenti, sfuggente ad ogni previsione, capace di contraddire il suo stesso senso fino all'autodistruzione.
Dopo il '900, il divenire storico perde quindi ogni significatività, non può più aiutarci nella comprensione della modernità, la chiave di lettura del divenuto è il movimento, il cambiamento, senza pretese di continuità, di correlazione, di completezza: sotto questo punto di vista, le avanguardie europee sono l'esempio più chiaro di un processo artistico che va letto nel suo divenire dinamico, ogni corrente ha in sè il senso della sua esistenza perchè stabilisce da sola i principi da cui partire, cosa contraddire, cosa conservare di ciò che il passato ha costruito, scegliendo e scartando senza nessuna remora ciò che serve e ciò che è inutile.
E' evidente che la riflessione sulla modernità implica inevitabilmente un confronto con il proprio passato e con gli irrisolti rapporti responsabili dei vuoti e dei punti ciechi del presente, l'arte e l'architettura del '900 non prescindono dal classicismo, dall'impressionismo, ma hanno la coscienza che si tratta di un percorso che non si può più ripercorrere, di una via del non-ritorno sulla quale il passato deve essere definitivamente abbandonato, seppure determinando un "rapporto irrisolto e lacunoso , il non è di ciò che è" , che non potrà mai essere ricomposto in maniera consolatoria: " il divenire non è la chiave del divenuto, perché la modernità ha separato irreversibilmente l'originato dalla propria origine come rapporto di causa ed effetto, di agente e di azione. Non solo quindi non è possibile percorrere a ritroso il tragitto verso la propria origine ma, di più, si diventa qualcuno e qualcosa, si diventa adulti, solo mediante quest'uscita irreversibile."(Iolanda Poma su Theodor W. Adorno)
Forse è proprio questo il dramma dell'arte moderna ( e dell'uomo moderno), il punto cruciale della sua crisi esistenziale, del suo stato di sofferenza e di disagio: la consapevolezza di aver definitivamente abbandonato un passato irrecuperabile destinandolo ad un definitivo oblio e la difficoltà di costruire nuovi riferimenti orientativi al proprio operare in una società in cui insicurezza, incertezza, precarietà hanno cancellato per l'individuo il senso della certezza, della stabilità psicologica, della chiara collocazione sociale.
Per riassumere quanto sopra userei le parole del professor Antonino Saggio quando dice:" ......Il nostro concetto di moderno è ATEMPORALE ed è così che si definisce un atteggiamento, un modo di porsi rispetto al mondo e pertanto in quanto tale non è definibile temporalmente.Altro concetto è quello di crisi. Nel cambiamento delle situazioni si operano grandi e potenti crisi di trasformazioni, sono crisi profondissime , sono crisi che rappresentano la grande difficolta' nel collocarsi.........CRISI e MODERNITA' SI LEGANO, perchè la definizione migliore di modernità è quella che suscita domande e risposte alle crisi.........."
La posizione dell’architettura italiana e dell’Italia in generale nei confronti della modernità e di tutto ciò che essa comporta è nel complesso caratterizzata da indifferenza, disattenzione e talvolta ostile resistenza. ....... continua >>>>>
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